La Sezione di Nichelino “Antonio Pairetto” organizza corsi rivolti a ragazzi e ragazze dai 15 ai 34 anni e prevedono delle lezioni, degli esami finali scritti e orali e prove atletiche.

Al superamento dei test finali si diventa ufficialmente Arbitro dell’Associazione Italiana Arbitri FIGC, cosa che permette di accedere gratuitamente agli stadi dove si giocano le partite che si svolgono sotto il controllo della Federazione Italiana Giuoco Calcio.
Inoltre alcuni corsi forniscono anche dei crediti formativi.

Requisiti
– Età compresa tra i 15 e 34 anni
– Idoneità sportiva agonistica

Le lezioni si terranno presso i locali sezionali siti in Via San Matteo 13 a Nichelino (TO) e si svolgeranno ogni martedì e giovedì dalle 20.30 alle 22.00.

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Corso arbitri

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Cosa significa fare l'arbitro

Ogni settimana milioni di persone si muovono per andare alla partita: c’è chi giocherà e chi si accomoderà sugli spalti, tifando per la propria squadra.
Alla fine, alcuni avranno vinto, gli altri no.
Allo stesso tempo l’arbitro, quasi sempre da solo, viaggia verso lo stadio.
Deve di arrivare in tempo, perché senza arbitro non si può giocare.
In un anno in Italia si disputano 450.000 partite, ogni volta un arbitro ne fischia l’inizio.
Chiunque sia e qualunque cosa faccia nella vita, una volta indossata la divisa per tutti sarà "l’arbitro".
Tendere all’uniformità, affinché una situazione venga giudicata da tutti allo stesso modo.
Addestrarsi a decidere in una frazione di secondo, eliminando il tempo del ragionamento: si vede, si fischia.
Essere sempre nella posizione migliore per vedere cosa sta accadendo, muoversi in campo seguendo traiettorie già tracciate, osservare quello che succede, mentre gli altri giocano. Intervenire, fermare il gioco.
È in questi momenti, quando non si può continuare a giocare, che si avverte la presenza dell’arbitro.
Allenarsi a guardare: i falli, le sanzioni disciplinari, i casi impossibili, sapendo però che in campo il gioco continua veloce, sempre più veloce.
Annullarsi per non intralciare le squadre, per essere giudice al di sopra delle parti.
Non essere protagonisti della partita, fare tutto il possibile affinché la gara si svolga secondo le regole del calcio.
Essere pronti quando serve, in ogni momento.
Finita la partita è l’unica persona che non ha né vinto né perso.
Lascia lo stadio per ultimo, dopo aver finito le pratiche, dopo aver ascoltato il giudizio dell’osservatore.
Se ne va, da solo, come lo è stato in campo tra i giocatori, tra il pubblico; se ne va, portando con sé la speranza di poter essere giudice incontestabile, solo al comando, per un’altra partita ancora.
Ecco cosa significa essere arbitro...